quando la pubblicità divenne blasfema. pier paolo pasolini e i manifesti dei jeans
pubblicato da andonio83 @ 17:33 - mercoledì, 17 gennaio 2007
Al giorno d'oggi, oramai, è difficile trovare qualcuno disposto a delegittimare e a demonizzare la funzione della pubblicità; c'è chi la contesta, certo, chi la critica, chi semplicemente la snobba e passa oltre, e una buona maggioranza di persone che la dà per scontata, considerandola parte integrante e imprescindibile delle nostre giornate (come in effetti è da diversi anni) grazie alla quale, tra l'altro, possiamo usufruire dei più disparati contenuti mediali (programmi radiotelevisivi, giornali, pagine web) a prezzi ridotti o addirittura gratis.

Un tempo non era così. Negli anni '70, difatti, la pubblicità era vista da tanti come la più subdola e menzognera delle espressioni del capitalismo, di quel sistema messo duramente sotto accusa dai movimenti contestatari dell'epoca. Va da sé, naturalmente, che questa era l'opinione della minoranza rumorosa che scendeva in piazza, e non della tanto disprezzata maggioranza silenziosa che rimaneva a casa, ma tant'è: furono anni di piombo anche per il mondo della nostra pubblicità, che per quanto riguardava la televisione era rimasta agli ingenui siparietti di Carosello, rigidamente regolamentati e controllati dai funzionari Rai (che allora operava, lo ricordiamo, ancora in regime di monopolio).

E' molto interessante leggere, a distanza di 33 anni, un articolo pubblicato sul Corriere della Sera da Pier Paolo Pasolini, una delle voci e delle penne più controverse e discusse di quegli anni. Tema del pezzo è lo slogan di una nota marca di abbigliamento, la Jesus: "non avrai altro jeans al di fuori di me"; slogan che rimanda immediatamente a uno dei dieci comandamenti e che sarà seguito, di lì a poco, da un altro messaggio dal richiamo inequivocabilmente religioso: "chi mi ama mi segua", caratteri bianchi stampati sul didietro di una bella ragazza. Potete immaginare lo scandalo, la cui eco si riverberò anche negli anni a venire (ancora nel 1979, sei anni dopo, il cantautore Franco Fanigliulo si sarebbe presentato a Sanremo cantando: "e adesso che Gesù / ha un clan di menestrelli / che parte dai blue jeans / e arriva a Zeffirelli").

Non si può dire, dunque, che quella campagna non avesse colto nel segno, raggiungendo l'obiettivo che si era prefissato: far parlare di sé e del prodotto reclamizzato; ma Pasolini va oltre i risultati ottenuti sul piano comunicativo o commerciale e vede, in questa fortunata trovata pubblicitaria, qualcosa di molto più: il segno dei tempi, di un mutamento sconvolgente ed epocale che registra l'avanzata e la supremazia dello spirito, totalmente pragmatico ed edonista, della "nuova borghesia", della "nuova rivoluzione industriale" che, sempre a detta di Pasolini, era oramai sul punto di cancellare lo spirito umanista e religioso del vecchio mondo, il mondo al quale lo scrittore e il regista di origini friulane si diceva ancora legato.

Pasolini scorge, nell'"innocenza" e nel "cinismo" con cui lo slogan fu imprudentemente lanciato in tutta Italia, la dimostrazione dell'irreversibile declino della Chiesa cattolica che soltanto adesso scontava l'errore di aver stretto, agli albori della società moderna, un patto col Diavolo della borghesia produttiva e capitalista; quest'ultima, dopo essersi servita del clericalismo e del potere temporale per affermare il proprio dominio, a un certo punto ha deciso che era giunta l'ora di sbarazzarsi della morale religiosa, poco funzionale e, anzi, di ostacolo alle esigenze del consumismo, della produttività. E della pubblicità che anche da Pasolini, dunque, era vista come l'espressione per eccellenza del capitalismo.

Adesso l'atmosfera di quell'epoca densa di grandi battaglie e cambiamenti sconvolgenti sembra ben più lontana dei 33 anni che sono effettivamente trascorsi. Pasolini sarebbe morto di lì a due anni, non facendo in tempo a vedere come, a dispetto della sua profezia, la Chiesa c'è ancora (anche se spesso, oggi come allora, la sua morale non si dimostra al passo coi tempi), la pubblicità idem, ed è sempre più invasiva e presente nella nostra vita quotidiana, anche se sembra davvero difficile rintracciare, negli slogan di oggi, obiettivi che non siano quello, esplicito e noto anche ai bambini, di far conoscere ed acquistare un prodotto.

Pubblicato sul Quotidiano di Caserta del 14 giugno 2006 a cura di Antonio Cilardo

in: mass media, pubblicità, società dei consumi, società di massa, cultura di massa
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Commenti
#1    19 Gennaio 2007 - 11:33
 
Veramente un bell'articolo.
Io mi domando però una cosa. La Chiesa è in declino da anni... allora perchè ha ancora così tanto potere in Italia?

Miss.
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#2    19 Gennaio 2007 - 18:05
 
davvero difficile dare una risposta alla tua domanda: le spiegazioni potrebbero essere tante, tra cui un certo risveglio del sentimento religioso - sebbene con connotati molto diversi rispetto a quello prevalente nelle società arcaiche e rurali: io lo definerei più individualistico, flessibile e sincretico - ma anche la grande capacità organizzativa e politica (direi pure burocratica) della Chiesa come istituzione, oltre al considerevole impatto mediatico di papa Wojtila e al fascino intellettuale di papa Ratzinger.

p.s.: grazie dei complimenti! spero di rivederti spesso da queste parti.
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#3    19 Gennaio 2007 - 18:32
 
Secondo me la Chiesa oggi ha ancora tanto potere in Italia perchè sono passati "solo" 33 anni da quando la gente si scandalizzava per la pubblicità blasfema, chi aveva 25 anni allora, oggi ne ha ancora 58, e ormai era già bello e cattocilizzato e lo è ancora, come ha tentato di fare! In più, è sempre trovare persone che dall'atteggiamento critico, che problematizzano le questioni, che applicano il "libero arbitrio".
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#4    19 Gennaio 2007 - 19:22
 
Tiziana, la mia impressione è che la campagna pubblicitaria della Jesus non avesse scandalizzato l'opinione pubblica, specie giovanile (anzi), quanto piuttusto le istituzioni tra cui, ovviamente, la Chiesa (che se non erro fece anche pressioni per censurarla, cosa del resto non ancora rara all'epoca nel campo della tv e della musica).

a parte questo non penso che i credenti, rispetto ai non credenti, perdano qualcosa in libero arbitrio o atteggiamento critico.
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#5    19 Gennaio 2007 - 20:58
 
Condivido pienamente le tue conclusioni; forse all'epoca di Pasolini c'era ancora, come dicevo poco fa con una mia amica, questo concetto intrinseco di censura e ogni alzata vigorosa di testa - tra cui una rilevante parte della personalità geniale e complessa di Pasolini - da un coro che sembrava volto a un univocità perbenista faceva rumore, scandalo, faceva discutere. Oggi chissà, mentre la Chiesa e la sua morale per molti versi retrò è oggetto di critica, questa logica dell'aura di prodotto che si sovrappone sempre più all'aura umana passa sempre più inosservata. forse perchè è diventata parte costituente, se non imperante, del nostro universo valoriale.

Bentornato di cuore, Antonio.

Un abbraccio*

Chiara
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#6    20 Gennaio 2007 - 09:02
 
un abbraccio anche a te, chiara :*
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#7    20 Gennaio 2007 - 11:39
 
(quoto la domanda di Miss.)
Poi comunque è arrivato Oliviero Toscani.
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#8    20 Gennaio 2007 - 13:23
 
la chiesa è contro il libero arbitrio?
ma se dice che è stato dio a inventarlo!
allora la chiesa è contro dio?
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#9    20 Gennaio 2007 - 18:06
 
@ giotea: vaglielo a spiegare che il libero arbitrio è di tutti :)

@ ari: Toscani lo conosco poco. certo che di strada ne abbiamo fatta, da Carosello in poi.
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#10    21 Gennaio 2007 - 11:18
 
bel post, davvero.
e, felice di averti ritrovato!

buona domenica anche a te.
a presto! :)
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#11    21 Gennaio 2007 - 11:22
 
grazie lilymarlene. un bacio :*
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#12    21 Gennaio 2007 - 15:58
 
Effettivamente, i periodi di contestazione contro la pubblicità sono ricorrenti. Anche se secondo me, attualmente, è piuttosto difficile scandalizzare le persone con uno spot... voglio dire, bisogna proprio andare sul pesante... Ormai abbiamo visto già di tutto!
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#13    21 Gennaio 2007 - 16:23
 
!!!!
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#14    21 Gennaio 2007 - 16:55
 
@ gisgis: concordo. e se un giorno scoprissimo che sono la normalità e la regolarità a scandalizzarci?

@ piccolastelladipezza: ;-)
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#15    23 Gennaio 2007 - 12:20
 
figurarsi, oggi considerano toscani "sovversivo" (leggi mio post di qualche - molto - tempo fa sull'argomento)

ps la pubblicazione di quella mail non era stata autorizzata (Lia ha sporto querela), e se vuoi denunciare la condizione delle donne musulmane benissimo: ma non usare un divorzio personale per portare avanti una battaglia contro Piccardo - perché è quello che Allam ha fatto
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#16    23 Gennaio 2007 - 16:24
 
fulvia, allora ha sbagliato. ma ciò non inficia una battaglia che ritengo giusta.
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#17    23 Gennaio 2007 - 22:04
 
Interessante. Alla fine la (almeno da me) tanto odiata pubblicità non sempre viene per nuocere...
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#18    23 Gennaio 2007 - 22:24
 
ABS, grazie del commento ma... per come la vedo io, la pubblicità della Jesus per Pasolini non è la causa, ma solo la spia, l'indicatore di un fenomeno dalla portata molto, ma molto più ampia, che trascende la Chiesa stessa per abbracciare l'evoluzione (per Pasolini involuzione) delle democrazie industriali avanzate, oramai in mano a una spietata borghesia capitalistica e produttiva che non se ne fa più niente né delle ideologie religiose né di quelle politiche, che anzi le sono di intralcio...
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#19    23 Gennaio 2007 - 23:30
 
http://www.confronti.net/SERVIZI/coraggio-resista-la-verita-si-fara-strada
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#20    24 Gennaio 2007 - 23:05
 
Certamente, ma per me i pubblicitari hanno la loro importanza nell'accelerare certi processi (non sempre "positivi", anzi), alle volte è più importante, sortisce più effetto un episodio isolato figlio di un singolo che mille tavole rotonde tra politici o intellettuali (vedi caso Welby... OK, ancora non è cambiato nulla, però...).
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#21    25 Gennaio 2007 - 09:17
 
Una volta Oliviero Toscani è venuto a fare una lezione da noi e ci ha parlato proprio di questa foto... E' stato piuttosto divertente!
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#22    25 Gennaio 2007 - 11:15
 
complimenti per l'articolo, mooolto interessante!
che dire? dopo un po', ci si abitua a tutto. anche e soprattutto alla pubblicità. è dovunque ed è molto pericolosa. mi vengono in mente i "messaggi subliminali" contenuti in parecchie pubblicità (tipo bevande, superalcolici o altro) che ad esempio nascondevano la scritta "sex" e mi chiedo quanto queste possano aver agito/agire sul nostro inconscio.
la chiesa? è uno stato troppo potente per essere smerdato così facilmente. anzi. ultimamente a mio avviso sta tornando di moda. del tipo: "sono cattolico ma pratico poco" alias: no terrorismo, "politically correct", papa boys, cardinali sposati, appoggiamo i vescovi gay,evviva i preti che combattono la mafia... anche la chiesa ce l'ha la sua pubblicità! e, come hai scritto anche tu: lo deve soprattutto ai media!
un abbraccio,
e.

e.
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#23    25 Gennaio 2007 - 15:02
 
@ emi: gli studi sulla pubblicità subliminale hanno ampiamente dimostrato che essa non ha che effetti molto blandi sulla nostra percezione. si tratta di uno spauracchio agitato per fare un po' di casino e vendere qualche copia facendo leva sulla sete di mistero e di intrighi della gente, tutto qui.

la sua autentica influenza la pubblicità l'esercita nel lungo periodo, inculcando giorno dopo giorno valori, modelli di comportamento e schemi di lettura della realtà che le sono peculiari, spesso alternativi a quelli delle tradizionali agenzie di socializzazione. il vero potere si annida qui ed è più o meno il fenomeno che avvertiva pasolini, solo che lui ci è arrivato prima di tutti (o quasi).

@ nannipirletta: ma mica è proprio toscani l'autore della campagna pubblicitaria? ammetto di non saperlo.

@ ABS: a me sembra che, a distanza di poco più di un mese, di Welby già non se ne parli più.
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#24    26 Gennaio 2007 - 22:12
 
bè, sui messaggi subliminali allora mi hai tolto un dubbio (ma quante cose sai? ;-) ) per il resto sono d'accordo con te e la cosa mi fa davvero paura. PS spero che tolgano di mezzo in fretta la pubblicità del tizio in motorino a cui finisce un piccione in bocca. è rivoltante.
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#25    27 Gennaio 2007 - 09:36
 
sai, emiliana, la cosa bella è che di questo "potere implicito", specialmente in passato, non è che c'era molta consapevolezza.

ricordo un altro passo di pasolini nel quale scriveva che i politici democristiani oramai gli sembravano delle maschere. non si accorgevano che il loro mezzo di controllo (la radiotelevisione) oramai gli era sfuggito di mano:

esplicitamente lanciava messaggi in difesa dello status quo, implicitamente diffondeva una nuova morale del tutto diversa rispetto a quella del passato e che avrebbe spazzato via i valori tradizionali, come quelli della politica e della religione (legati al lavoro, al pauperismo, al risparmio, alla continenza sessuale, alla partecipazione politica, alla lotta di classe, etc. etc.).

i leader dc (tra cui andreotti) erano delle maschere perché erano diventati uno strumento di quello che era (e che pensavano ancora essere) il loro principale strumento di dominio politico.

la pubblicità del piccione in bocca, infine: non l'ho vista, cosa pubblicizza?
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#26    04 Febbraio 2007 - 19:07
 
ottimo post. complimenti!
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#27    04 Febbraio 2007 - 19:51
 
grazie, amico!
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#28    15 Aprile 2007 - 18:19
 
Cioè la pubblicità si è rivelata innocua, a parte il nobile scopo appena un po' invasivo di promuovere un prodotto, e non ha anche propagandato stili di vita, modelli estetici dicutibili (in quanto irraggiungibili) e una "morale" edonistica e materialista?
E, fermorestando il potere politico del Vaticano, le chiese sono piene e vicine alla gente?
Ho capito bene?
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#29    15 Aprile 2007 - 19:51
 
caro aramcheck, arrivo subito al dunque.

1) sì, la pubblicità è innocua, oltre che esplicita e dunque tutt'altro che subdola. svolge una funzione vitale e più che legittima nella società di oggi.

sì, ha diffuso parecchi modelli estetici e di comportamento: ma è difficile (e molto soggettivo) stabilire quali sono "discutibili" e quali no. per esempio per me molto spesso non lo sono.

oppure gli spot della mulino bianco e dell'acqua minerale propugnano davvero una modale edonista e materialista?

2) non ho scritto da nessuna parte che le chiese sono piene (anzi, alla fine ho scritto che la morale della chiesa spesso non pare al passo coi tempi), né che sono vicine alla gente. perciò non capisco a cosa ti riferisci.

di sicuro la chiesa è un'istituzione importante e credo che la sua voce chiara, ferma, attenta alle questioni della contemporaneità - e spesso scomoda, molto scomoda - vada ascoltata e valorizzata.

altro che zittita, come vorrebbero alcuni.
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