Sono passati oramai due anni da quando, nell'aprile del 2005, l'attuale governatore della Puglia Nichi Vendola vinse a sorpresa le elezioni battendo, di misura, il governatore uscente Raffaele Fitto, giovane e potente rappresentante dell'establishment locale. Già allora molti osservatori indicarono, tra i fattori che determinarono il successo di Vendola, la campagna di comunicazione preparata per lui dall'agenzia barese Proforma, che proprio in virtù di questo successo salì agli onori della ribalta dimostrando, tra le altre cose, che è possibile investire nella creatività anche al Sud, a centinaia di chilometri di distanza dalla capitale economica e produttiva del paese, Milano. Sembra una buona idea, dunque, riportare le lancette dell'orologio indietro di due anni e rivisitare quella fortunata iniziativa promozionale.
Innanzitutto, ciò che colpisce della serie di quattro manifesti e degli spot televisivi è la mancanza di ogni riferimento al partito e alla coalizione del candidato, che sarebbero rispettivamente Rifondazione Comunista e l'Unione di centrosinistra. Nell'epoca della personalizzazione della politica, l'attenzione del pubblico va accompagnata verso la figura del leader, verso la sua personalità piuttosto che verso l'identità e l'ideologia dello schieramento d'appartenenza: a questo processo di personalizzazione ha contribuito, sin dalla prima metà degli anni '90, l'elezione diretta prima del sindaco, poi del presidente della provincia e del governatore della regione, attraverso un meccanismo che sancisce un rapporto tra candidati ed elettori non più, come un tempo, mediato dagli apparati di partito; ma ancor di più, e su scala non solo locale, hanno contribuito alla personalizzazione della politica la sua feroce mediatizzazione, in particolare attraverso la televisione, e l'introduzione del sistema maggioritario per le elezioni parlamentari. La televisione esalta il corpo e la voce del leader politico, la sua carne viva, costringendolo ad adeguare l'astrattezza del ragionamento politico e la complessità dell'argomentazione ai ritmi sincopati e frammentari del mezzo; il sistema maggioritario, recentemente accantonato ma da parecchi rimpianto, ha promosso la costruzione di due grossi cartelli elettorali dall'identità incerta, due coalizioni estremamente eterogenee, attorno un candidato premier e ad un programma di governo.
Tornando a Vendola, quindi, lo schieramento d'appartenenza passa del tutto in secondo piano, a favore di una comunicazione politica interamente centrata sul candidato la cui identità, il cui stile sono radicalmente contrapposti a quelli del governatore in carica Raffaele Fitto, diventato presidente della Puglia giovanissimo, a 31 anni, nelle fila della Casa delle Libertà. Fitto non è mai citato esplicitamente, né nei manifesti né nei messaggi televisivi, ma l'attacco al suo operato e al modo in cui ha o avrebbe ridotto la regione è durissimo, di una durezza e un'immediatezza straordinarie, all'insegna del motto "C'è una Puglia migliore": in uno degli spot televisivi girati dal regista Alessandro Piva, un'attempata signora come tante, con un linguaggio schietto e un marcato accento dialettale, denuncia la difficoltà a trovare un posto letto in ospedale per il marito (il governatore in carica, negli anni precedenti, era stato aspramente criticato per il suo piano di riordino ospedaliero).
In un altro spot un giovane ed elegante politico, con addosso una strana coccardina tricolore, si rivolge al pubblico parlando dell'ennesima grande opera da inaugurare, rassicurando che la Puglia è perfetta e tutto va bene, e infine chiedendo: "perché cambiare?". Poi l'inquadratura si allarga e si scopre che la grande opera altro non è che un fondale di cartone, come quelli che si usano al cinema o a teatro, all'interno di uno studio televisivo nel quale tutto è artefatto, tutto è finto. Il riferimento, oltre che a Fitto, sembra essere anche a Berlusconi o più precisamente al berlusconismo, inteso come modo di fare politica sulla base di proclami roboanti e grazie all'uso sapiente e mirato delle tecniche di marketing e dei mezzi di comunicazione. Ma l'inquadratura continua ad allargarsi fino a mostrare come il giovane politico rampante, addirittura... non indossa i pantaloni! E' in mutande.
C'è ancora un altro spot che, se possibile, è ancora più spietato. Una musica che ricorda quella degli antichi "intervalli" (che riempivano i vuoti della programmazione, al posto della pubblicità, nella Rai in bianco e nero del monopolio) accompagna una serie di immagini terrificanti: palazzi in macerie, costruzioni abusive, armi sequestrate dai carabinieri, immigrati clandestini ammassati sulle spiagge, file dinanzi al policlinico di Bari e così via. Ecco, ora sembra difficile attribuire ai cinque anni di governo precedenti tutti questi problemi, diffusi in larga parte della penisola, e per di più la campagna non illustra nessun possibile modo di risolverli. Ma il messaggio - che si conclude così: "scusate il disagio, la Puglia si riprenderà il più presto possibile" - è di forte impatto e sembra fatto apposta per galvanizzare quell'elettorato, soprattutto giovane, che ha voglia di rompere col passato (uno dei principali obiettivi del marketing politico, oltre a ricompattare l'elettorato già affezionato e a convincere i cosiddetti indecisi, è di raggiungere i più giovani, gli elettori che per la prima volta mettono piede in una cabina elettorale e che in buona parte dovrebbero essere ancora estranei a qualsiasi appartenenza ideologica o partitica).(continua)
Pubblicato sul Quotidiano di Caserta (riposi in pace) del 13 marzo 2007
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