Verso il Partito Democratico. Ripensare la politica all'epoca del web 2.0: tesi in comunicazione pubblica
pubblicato da andonio83 @ 13:29 - domenica, 02 dicembre 2007
verso il partito democraticoQui di seguito riporto l'abstract della tesi con cui, il 26 novembre 2007, mi sono laureaito in  Comunicazione d'Impresa e Pubblica. Il testo integrale, in formato PDF, è disponibile cliccando sul foglio a sinistra.

Lo scopo di questa ricerca è analizzare il ruolo che internet e le nuove tecnologie digitali stanno svolgendo nel processo di formazione del Partito Democratico, con particolare riferimento ai modi in cui la comunicazione politica e la partecipazione dei cittadini sono state ripensate nell’epoca del web 2.0; espressione, quest’ultima, che indica non tanto un insieme di nuove tecnologie quanto una nuova concezione di internet e del web, maggiormente votata che in passato alla partecipazione attiva degli utenti e alla costruzione e diffusione di conoscenza condivisa.

A tal proposito la nascita del Partito Democratico costituisce un banco di prova rilevante e, almeno per ora, più unico che raro: il Pd è il primo partito di massa a nascere nel pieno dell’era di internet (la terza era dall’e-democracy, secondo Thierry Vedel) e, per certi versi, ne ha incamerato alcune novità salienti. E’ anche dalla filosofia del web 2.0, infatti, che discende l’idea del Pd come partito fluido, a rete: un partito che al posto delle tessere e delle tradizionali sezioni si apra a nuove forme di partecipazione più agili, libere e inclusive; che sappia strutturarsi in maniera innovativa, sostituendo il tipico modello organizzativo verticale, burocratico, gerarchico e centralizzato con un nuovo modello più dinamico e leggero, meno rigido e formalizzato.

Un partito contenitore, espressione di un progetto concreto di società piuttosto che di un’ideologia, che attraverso il meccanismo delle primarie serva a selezionare dalla società civile i candidati alle cariche pubbliche e non ad “allevare” politici di professione. Un partito eterogeneo e strutturato a rete, quindi, in cui possano confluire club, circoli, associazioni, movimenti sparsi per il territorio, ciascuno con la propria autonomia e la propria identità. Ovviamente, allo stato attuale delle cose, il partito a rete è poco più che un’idea: gli sviluppi dei prossimi mesi e dei prossimi anni ci permetteranno di capire quanto, di questa idea, è destinato a realizzarsi nel concreto.

Il Partito Democratico è nato il 14 ottobre del 2007, giorno delle primarie per eleggere il segretario e comporre l’assemblea costituente; è nato nel segno dell’impegno e dell’entusiasmo ma anche di interrogativi di difficile risoluzione, in un equilibrio non sempre facile tra la domanda di cambiamento e discontinuità e le resistenze ad accantonare gli schemi del passato. Anche il successo delle primarie, con la partecipazione di tre milioni e mezzo di elettori, presenta aspetti controversi: la mancanza di un’autentica competizione tra leader di primo piano; lo scarso peso degli outsider esterni ai partiti e dei rappresentanti della cosiddetta società civile; la riluttanza al cambiamento di gran parte dei vecchi apparati; l’influenza a livello locale dei mille personalismi e delle vecchie clientele; la scarsa affluenza dei giovani e degli elettori settentrionali.

Allo stesso modo non possono essere trascurati i tanti lati positivi: la grande domanda di coinvolgimento e di partecipazione mostrata soprattutto dagli elettori del centro e del meridione e dalle persone anziane e di mezza età; il convincente successo, tra l’altro ampiamente previsto, del neosegretario Walter Veltroni, cui i sondaggi di diversi istituti di ricerca attribuiscono un solido carisma e una notevole capacità di attrarre consensi; l’efficienza e la vitalità dei precedenti partiti e delle loro strutture radicate nel territorio; l’affermazione della parità di genere nella composizione delle liste; le sperimentazioni condotte durante la campagna elettorale nel campo dell’e-democracy e l’inedita attenzione riservata alle nuove tecnologie dell’informazione. E, soprattutto, la nascita di un partito che non è la mera somma di Ds e Margherita ma un soggetto inedito, già dotato di una propria identità, sebbene ancora incerta e in evoluzione, e di un profilo autonomo e distinto da quello dei partiti cui va riconosciuto il merito di costruirlo e di superare la tradizionale e ormai dannosa frammentazione.
in: web , blog, democrazia partecipata, primarie, comunicazione politica, walter veltroni, partito democratico, e-democracy, comunità virtuali, thierry vedel
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Commenti
#1    04 Dicembre 2007 - 22:30
 
I miei complimenti, dottor Cilardo
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#2    04 Dicembre 2007 - 22:33
 
grazie, fabio :) sei un amico!
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#3    06 Dicembre 2007 - 09:19
 
l'ho appena scaricata ... l'ho giusto "sfogliata" ... e sembra davvero bellissima!
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#4    06 Dicembre 2007 - 18:21
 
troppo gentile, tiziana :P
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#5    17 Febbraio 2008 - 14:49
 
I tamarri mi scrivono

[..] PREMIO SIMPATIA 35 / DELLA SERIE: NON CI AVETE CAPITO UN CACCHIO Tereza, 15 febbraio Guarda che quello nella vignetta è lui. Ed è tutt’altro che ingombrante. PREMIO SIMPATIA 36 / DELLA SERIE: A VOLTE RITORNANO Sabina, 16 febbraio [..]
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#6    10 Marzo 2008 - 18:33
 
Tempo di bilanci

[..] Sono otto mesi che ho aperto questo blog. In questi otto mesi ho fondato un partito politico, ma quasi nessuno mi ha seguito. Ho indetto un concorso per avere una Michela Vittoria Brambilla anche per me, e l’ha spuntata questa signorina qui. Ho f [..]
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#7    19 Marzo 2008 - 23:51
 
Dubito fortemente della ventata di rinnovamento del PDI. Un partito moderno non può definirsi tale senza delle vere e proprie primarie, il resto è solo fumo.
Infatti credo che nel nostro paese non si può parlare di politica moderna, figuriamoci di politica 2.0.
Comunque complimenti, poi leggerò tutta la tesi e posterò un altro commento. Ciao
utente anonimo

#8    20 Marzo 2008 - 18:13
 
grazie 1.000 ;)
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#9    27 Marzo 2008 - 10:35
 
INTERVISTA CON ROBERTO ZACCARIA.
Televisione: dal monopolio al monopolio

di Laura Tussi


• Mai come in questi anni, tutto il mondo della comunicazione è stato sottoposto ad una tale sollecitazione all'innovazione, al cambiamento e ad uno specifico stravolgimento di riferimenti tradizionali, culturali e di mercato.

Il processo evolutivo che ha riguardato la comunicazione è cambiamento e l’innovazione investe soprattutto l'intera società. Naturalmente la comunicazione si rivela come elemento sensibile della società stessa e registra questi mutamenti e cambiamenti innovativi in maniera più marcata e importante. È evidente che ciò che riguarda il rapporto di relazione tra i soggetti anche su scale sempre più ampie naturalmente presenta un'incidenza marcata come i cambiamenti generali che nella comunicazione presentano una valenza esponenziale.

• Il servizio pubblico nel settore della comunicazione è fondamentale nella vita di una nazione civile. E’ servizio per il pubblico, deve offrire informazione pluralista, formazione culturale e intrattenimento di qualità. Risponde all’esigenza di promuovere la cultura, la conoscenza, lo sviluppo umano, la ricerca e l’innovazione, in sintonia con i principi stabiliti dalla Costituzione italiana.
Il servizio pubblico è un diritto di tutti i cittadini, nato in Europa e confermato da precise politiche nei paesi Europei. E’ ancora più indispensabile in un momento come questo, in cui anche a causa dei meccanismi della globalizzazione economica, è sempre più difficile assicurare ai cittadini un’informazione svincolata da interessi particolari.

Il servizio pubblico ha un senso se i privati tutelano in maniera adeguata i valori che derivano dalla costituzione, quali l'uguaglianza, la parità dei diritti sia in modalità attive ossia nella possibilità di comunicare, di trasmettere, di esprimersi, sia in forma passiva come il diritto ad avere informazioni e a poterle scegliere.
Quindi non occorre pensare che il servizio pubblico sia una sorta di valore valido in ogni epoca, nello stesso modo. Negli Stati Uniti, paese da molti punti di vista più avanzato del nostro come garanzie e diritti, il servizio pubblico presenta un ruolo estremamente marginale. I servizi pubblici invece hanno un ruolo molto importante in Europa dove praticamente sussistono problemi, come in Italia, di garanzie individuali uniformi su tutto il territorio. Il concetto di servizio pubblico non va affrontato come un aspetto permanente, ma come un concetto transitorio che serve per attribuire effettività all'articolo tre della costituzione che cita â€lo Stato rimuove gli ostacoli di fatto che impediscono ai cittadini il pieno godimento dei diritti fondamentaliâ€. Un diritto fondamentale è quello di scegliere e produrre l'informazione, ma siccome non tutti hanno la possibilità di produrre informazione, almeno occorre scegliere l'informazione su misura. Se queste condizioni non sussistono il servizio pubblico nella televisione serve per evitare che il cittadino debba praticamente limitarsi ad una scelta tra due offerte quasi uguali. Se si pensa che il servizio pubblico sia un valore assoluto nell'informazione si cade in un errore.. Il servizio pubblico naturalmente per essere valido e auspicabile deve essere veramente pubblico, perché se diventa dominio dei partiti, allora il servizio pubblico scade ad un livello di molto minore appetibilità. E’ evidente che se si considera il servizio pubblico come un limite che non offre libertà di scelta rispetto ai contenuti e alla qualità dei contenuti, esso viene meno alla sua funzione valoriale ideale. Quindi non è un valore assoluto, ma relativo e di conseguenza deve essere universale, deve garantire tutti e la qualità dei contenuti.

• In Italia si avverte "un'emergenza costituzionale in materia d'informazione, perché potere mediatico e potere politico sono insieme come in nessun altro luogo del mondo".

Nella maggior parte dei paesi moderni, quando una libertà di informazione si collega e si coniuga rispetto all’impresa come condizione per un suo e esercizio efficace, è inevitabile che soprattutto se questa impresa diventa una multinazionale, come per esempio anche un motore di ricerca in Internet, se legato a una multinazionale, assume un peso oligopolista o monopolista. La tendenza all’ oligopolio in questa materia è generale in quasi tutti i paesi ad economia di mercato avanzata. In Italia siamo partiti da una situazione in cui la televisione era un monopolio pubblico per arrivare ad una circostanza di monopolio privato, ossia il titolare della televisione, che scadeva praticamente nel controllo di una sola famiglia. La tendenza all'oligopolio è universale nei paesi a economia di mercato. La tendenza al monopolio è una degenerazione che si è verificata in Italia in determinati periodi e che naturalmente rappresenta il pericolo maggiore. Da questo punto di vista la situazione italiana è sempre stata considerata un laboratorio, in questo caso, preoccupante di quello che in seguito è accaduto in altri paesi, dove subentra sempre questo tipo di influenza sui media, anche se in modalità differenti. La situazione italiana presenta caratteri generali molto simili a quelli di altri paesi e con una esasperazione che deriva da un fatto nella non risoluzione di due problemi fondamentali la legge antitrust e la legge sul conflitto di interessi. Se non si risolvono questi due nodi, quella che appare come una fisiologia, la tendenza verso l’oligopolio, quando la libertà è esercitata da imprese di grandi dimensioni, diventa una patologia irreversibile.

• Quanto il problema del conflitto d’interessi e della libertà d’informazione è prioritario per il Centrosinistra?


La coalizione di centrosinistra è presente in tutti i livelli del governo, regionale, provinciale e comunale. Il problema è che a livello nazionale dobbiamo affrontare una legge elettorale che lascia due strade, o delle coalizioni ingovernabili e non governanti o coalizioni interpretate da partiti guida. In questo momento a livello nazionale stiamo gestendo una cattiva legge con un comportamento virtuoso, tramite partiti guida. Però naturalmente è una semplificazione pericolosa, soprattutto con una legge elettorale come quella attuale. Nel programma del partito democratico la legge sul conflitto di interessi è un tema che viene posto, più che sotto la voce informazione, sotto “economiaâ€. Perché effettivamente il conflitto di interessi è una categoria a spettro ampio. La legge sul conflitto di interessi attiene ad una dimensione economica. Non si possono avere interessi economici rilevanti e gestire la cosa pubblica. Perché in maniera pressochè inevitabile subentra il conflitto. Quindi la legge tende a sostenere che colui che ha interessi al di sopra di un certo livello economico deve affidare le proprietà ad un amministratore che si comporta in maniera tale da rendere all'oscuro il proprietario degli interessi dalla gestione degli interessi stessi. Berlusconi ha sempre impedito che si facesse la legge antitrust vera, come l'Europa chiede di fare e come la corte costituzionale si aspetta. Quando parliamo di informazione, la legge specifica è quella antitrust. Quando parliamo di economia, prendiamo in considerazione la legge sul conflitto di interessi. Naturalmente nel caso italiano i due aspetti si sovrappongono perché il principale uomo politico, in questo momento dell'opposizione, si trova nella condizione di essere interessato a una legge antitrust a quella sul conflitto di interessi.

Laura Tussi
utente anonimo

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